Cibo e sacro nei dolci della tradizione. Dalle Minnuzze di Sant’Agata al Sacro latte

Cibo e sacro, cosa sono i cibi sacri? Come è possibile identificarli e svelare i loro significati? I cibi sacri sono cibi legati a tradizioni religiose e feste popolari che sono mutate nei secoli. La loro spesso dimenticata sacralità va indagata sposando la curiosità del cuoco allo zaino dell’antropologo. Per riscoprire l’identità antica di un cibo, occorre infatti immergersi nel suo habitat di provenienza culturale, assaggiarne gli ingredienti tradizionali, visitare i luoghi dove è stato prodotto e studiare i momenti e le celebrazioni che accompagnava. Sono infatti diversi gli elementi che ci aiutano ad identificare la vera natura di un cibo sacro ed occorre valutarli con attenzione. E a ben guardare, spesso è proprio in bilico tra sacro e profano che si trovano questi tesori nascosti, sepolti sotto strati di indifferenza globale. Noi che siamo golosi approfittiamo di questa occasione ghiotta. E parliamo allora delle Minnuzze di Sant’Agata che si assocciano a ben vedere al Sacro latte, connettendo in qualche modo sacro e profano, e ricomponendo alcuni tasselli di un puzzle anticamente molto ampio.

Cibo e sacro, le Minnuzze di Sant’Agata

Consumati durante la processione dedicata alla santa patrona, sono collegati all’antico culto isideo che a Catania arrivò nel secondo secolo a.C.. La storia delle Minnuzze è quindi la storia di un simbolo sacro celebrato in tempi antichissimi. Uno dei primi ad evidenziare le inaspettate coincidenze tra il culto pagano e gli elementi legati alla processione religiosa fu il professor Emanuele Ciaceri. Con un saggio pubblicato nel 1905: La festa di S. Agata e l’antico culto di Iside in Catania (in: Archivio Storico per la Sicilia Orientale) evidenziò l’intima natura marinara della festa religiosa catanese collegandola al Navigium Isidis. Operazione possibile attraverso l’individuazione e la documentazione di elementi, ancora presenti più di un secolo fa, che a tale culto erano innegabilmente connessi. Dalla centralità del mare nell’antico percorso processuale che al mare terminava, alla forma “navale” di alcune bare. Fino alla partecipazione dei marinai che portavano le Chartre de navigare, per citarne solo alcuni.

Cibo e sacro, l’origine del simbolo del seno ed il collegamento alla Processione in onore della Santa

Ma è nelle Minnuzze di Sant’Agata che, a quanto pare, rimane intatta la memoria di uno dei momenti cruciali del culto isideo. Così come tale culto…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..(Questo paragrafo è un approfondimento parte di un progetto di ricerca. Per maggior informazioni contattaci utilizzando il modulo in fondo all’articolo.)…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….. mantengono ancora vivo un simbolo legato a quell’antico rituale. Che assicurava nutrimento, prosperità e protezione all’umanità.

Il Sacro latte, dal paganesimo al cristianesimo

Molto ci sarebbe da riferire sul passaggio di testimone a Catania, tra la dea egizia e la santa cristiana. Ma qui ci interessa immergerci in quel magico momento dell’allattamento rappresentato prima dall’iconografia isidea poi da quella cristiana con la Madonna del latte (Virgo lactans). Straordinariamente, la sacralità di quel latte divino celebrato durante il culto isideo a Corinto, non va perduta nel cristianesimo. Al contrario, se è possibile assume una centralità anche maggiore. Ecco perchè infatti, sebbene il latte di Maria, non una dea ma la madre terrena di Gesù, non possa essere di origine divina. Tale latte non perde la sua sacralità. E rappresenta un momento di incontro con il divino, come testimoniano le storie delle sacre reliquie collegate al Latte della Vergine, oggetto di devozione e profonda adorazione in Italia ed in tutta Europa.

Il Latte della Madonna adorato nei secoli

Nel caso del Latte della Madonna conservato al Santuario di Materdomini, situato a Materdomini frazione di Nocera Superiore, i poteri di guarigione attribuitigli sono testimoniati dalle cronache riportate sul sito del santuario. In riferimento a tale reliquia vi è infatti scritto: “La più preziosa di tutte fu ritenuta una polverina bianca, chiusa in un ampolla di vetro, chiamata ‘latte della Madonna’. Questa reliquia, per secoli, è stata oggetto di grande venerazione da parte dei devoti della Materdomini”.

Il potere miracolo del sacro Latte

Continua così la testimonianza pubblicata sul sito del Santuario: “Non sono pochi gli eventi straordinari, miracolosi, attribuiti alle preghiere indirizzate a Maria dinanzi alla reliquia: guarigioni, pioggia in tempo di siccità, liberazione da calamità, quali le eruzioni del Vesuvio o il colera, etc.. Al presente la polverina bianca detta ‘il latte della Madonna’, è conservata nella stessa originale ampolla di vetro, che è stata incastonata in un massiccio reliquiario d’argento, cesellato e arricchito da rubini e altre pietre preziose. Non è più esposta nel Santuario ma custodita nel Convento. Le cronache riportano che in alcune circostanze la polverina, sotto lo sguardo dei fedeli in preghiera si sia liquefatta diventando spumeggiante  e riempiendo tutta l’ampolla. Di questo avvenimento ripetutosi negli anni, 1837-1848, 1860-e il 3 settembre del 1884, furono testimoni oculari alcuni religiosi e preti.”

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