Cioccolata piacere proibito o moda dei tempi? L’impatto del cioccolato sull’Europa del Seicento (e la prima ricetta)

Cioccolata piacere proibito o moda dei tempi? L’impatto della cioccolata nell’Europa cristiana del Seicento non fu senza conseguenze. Se da un lato crescevano i consumi nelle corti e nei caffè europei, e si andava strutturando il mito effimero dell’oscura bevanda dal gusto sublime, sul fronte religioso la questione si fece da subito seria. Il quesito se la cioccolata, intesa come bevanda, interrompesse o meno il digiuno quaresimale interrogò infatti per lungo tempo gli eruditi ecclesiastici di lingua spagnola ed italiana. Tale questione morale attraversò infatti oltre due secoli prima di sopirsi a pacificazione degli animi divisi. Ma nella seconda metà del Seicento, l’ardore teologico intorno alla bevanda d’oltreoceano non era affatto sopito. Anche alla corte dei Medici giunse l’eco della vicenda, ma invece di prendere parte per l’uno o l’altro schieramento, si decise di lasciare la parola a Bacco, con esiti davvero inaspettati.

La sentenza di Bacco: “Non sia già, che il cioccolatte v’adoprassi

Contro ogni possibile previsione, nel suo ditirambo Bacco in Toscana, nato come scherzo anacreontico e pubblicato nel 1685, lo scienziato, scrittore ed umanista Francesco Redi, lasciò lo stesso Bacco prendere posizione sulla disputa teologica che animava il secolo:
“Non fia già, che il cioccolatte / v’adoprassi, ovvero il tè” – sentenzia Bacco – “medicine così fatte / non saran giammai per me; / beverei prima il veleno / che un bicchier che fosse pieno / dell’amaro e reo caffè”.

Cioccolata piacere proibito o irresistibile novità?

Quella di Bacco appariva come una sentenza di condanna senza appello a carico non solo del cioccolatte ma anche di tè e caffè, ovvero di tutte quelle bevande d’importazione che avevano sconvolto gli usi di corte e introdotto nuove abitudini nei caffè d’Europa. Ma il provocatorio esordio del nostalgico dio del vino, veniva poi sconfessato dalle Annotazioni al Ditirambo di Francesco Redi, dove si dava conto delle ultime notizie sui nuovi prodotti, citando dal diario di viaggio di Francesco Carletti, commerciante fiorentino, fra i primi ad aver portato in Europa preziose notizie sulla amatissima bevanda degli Indiani.

La storia del cioccolato e altre notizie dal diario di viaggio di Francesco Carletti

Scriveva Francesco Carletti nel suo Ragionamenti di Francesco Carletti, Fiorentino, sopra le cose da lui vedute ne’ suoi viaggi, pubblicato postumo nel 1701:

“Il Cacao è un frutto celebre e di vitale importanza per quel Regno, tanto che si dice se ne consumi ogni anno più di cinquecentomila scudi. Questo frutto serve anche come moneta da spendere, per comprare al mercato le cose di uso comune. Per la moneta di un giulio ne danno settanta o ottanta, a seconda del raccolto. Ma il suo consumo principale è in una certa bevanda che gli Indiani chiamano Cioccolatte.”

La ricetta del Cioccolatte

Continuava Carletti nei suoi Ragionamenti: “Questa bevanda si fa mescolando i frutti del Cacao, che sono grossi come ghiande, con acqua calda e zucchero. Prima i frutti vanno seccati molto bene e abbrustoliti al fuoco, poi disfatti su delle pietre (come fanno i pittori quando macinano i colori) fregando il pestello, anch’esso in pietra, lungo la pietra piana e liscia. Così si viene a formare una pasta che disfatta nell’acqua serve da bevanda, ed è bevuta comunemente da tutti i nativi del Paese e dagli Spagnoli e da tutti gli abitanti delle altre nazioni che qui giungono. Una volta che si avvezzano, tutti ne diventano così viziosi che con difficoltà poi possono riunuciare a berne ogni mattina, o il giorno dopo desinare, quando fa caldo, in particolare quando si naviga.”

Il cioccolato conquista l’Europa

Ma come biasimare gli spagnoli? Non esiste al mondo uno spazio tanto piccolo come quello di una fava di cacao dove la natura abbia saputo riporre una così ricca varietà dei più preziosi nutrimenti, scriverà poi Alexander von Humboldt. Ed in effetti, forse proprio per questo la letteratura sul cioccolato fu da subito molto ampia, come dimostrano i diari di viaggio seicenteschi e la storia del primo incontro con una fava di cacao da parte di un europeo di nome Fernando Colombo.

Vuoi commentare questo testo? Vuoi contribuire al testo? Hai precisazioni o critiche da fare?

Contattaci