Il Bacio Perugina storia inedita di un cioccolatino con l’anima

La storia del Bacio Perugina è la storia di un simbolo d’amore che divenne un cult e conquistò l’Italia affermandosi nei cuori ma anche nei mercati in ripresa del dopoguerra europeo e negli Stati Uniti. Ma è anche la storia del prodotto “fondamentale” della futura celebre Internazionale Buitoni Perugina. Il Bacio ha poi proseguito la sua strada rimanendo un prodotto di punta quando la Ibp negli anni ’80, oramai nel portafoglio azionario della Cir, la finanziaria di famiglia dell’ ingegnere Carlo De Benedetti, venne ceduta alla multinazionale Nestlé. Le ragioni di questo successo non stanno soltanto nella bontà del prodotto. Ma semplicemente nel fatto che il Bacio ha una sua anima. E ora che sta per compiere il suo centesimo anno di vita è giusto che si sappia chi gliela conferì e perché.

La storia del celebre Bacio di cioccolato che nacque a Perugia nel 1922

Anche il Bacio Perugina proprio come il burattino Pinocchio, che divenne poi bambino, ricevette un’anima. La stessa che rende i personaggi delle fiabe indelebili nella nostra memoria e che ci fa sperare di riconoscerli quando l’incontreremo davvero. Sembra che esista davvero una storia del Bacio Perugina inedita e segreta che si tramanda da quasi cento anni a Perugia, in attesa che qualcuno la trasferisca su un foglio di carta. Quindi eccoci qui, che la storia abbia inizio.

Luisa la madre del Bacio Perugina

Fu Luisa Spagnoli a partorire il ghiotto cioccolatino, come attestato da più parti e come avvenne per altri mitici prodotti della Perugina. La quarantacinquenne madre di tre figli era di fatto una delle cofondatrici della Fabbrica del cioccolato perugina. All’interno della crescente comunità aziendale si conoscevano di lei la mente brillante, il talento per il problem solving e la grande umanità. In quel lontano ’22, la creatura pensata e partorita dall’ingegno di Luisa era tuttavia ancora sconosciuta al futuro padre Giovanni, assente per un viaggio in Germania. Così quando lui finalmente da quel viaggio fece ritorno, trovò la nuova creatura in bella vista nel negozio Perugina situato nel centro storico. Era bello il Bacio nel suo cappottino lucido di lussuoso cioccolato fondente che avvolgeva la nocciola come una gemma deposta su un letto di gianduia e granella di nocciola. Il gusto era squisito, l’aspetto incantevole. Ma la vera sorpresa, come scriverà lo stesso Giovanni Buitoni nella sua autobiografia, pubblicata da Longanesi nel 1972, fu il nome. Cazzotto!

Scherzo, provocazione o messaggio segreto?

Quando vide la targhetta del nome, Giovanni comprese subito che la Luisa stavolta gli aveva fatto un bello scherzo come già era accaduto in passato tra di loro. Due ribelli in una Perugia ancora profondamente ottocentesca. Ed insospettabili anticonformisti, Giovanni e Luisa. Cazzotto, anzi i “Cazzotti della Perugina”. C’era forse un pizzico d’ironia in quel nome assestato ad un cioccolatino all’alba di quella che verrà definita la politica linguistica del regime fascista? Come è noto di cazzotti si parlava molto a quell’epoca e di “tre cazzotti” parlerà Mussolini nel discorso del 25 ottobre 1938, al palazzo del Littorio. Ma una cosa era certa. Se la Luisa proponeva dei cazzotti di cioccolata non era di certo per alimentare l’odio, bensì per placarlo. Alla violenza si risponde con la dolcezza, avrebbe ammiccato Luisa. Una provocazione bella e buona quindi. Un guizzo di ammirazione per quella audacia sfrontata accese lo sguardo di Giovanni.

Non solo uno, ma cento, mille Baci

E se invece il Cazzotto fosse stato rivolto solo a lui. Le era mancato allora. Nel loro abituale scambio di battute schiette spesso pungenti, c’erano stati non di rado anche momenti di cameratismo. Si lavorava tanto, anche più di dodici ore al giorno, ma si rideva anche. E quella complicità, maturata molti anni prima sul campo del salvataggio de La Perugina dal sicuro crollo finanziario, sarebbe durata per sempre. La Luisa, non si stancherà mai di ripeterlo Giovanni, era una donna speciale. Ma forse fu proprio quel giorno che egli comprese e la chiamò con il suo vero nome. E con lei la sua creatura: Bacio. In un bacio si sarebbe trasformato ogni suo cazzotto. E quando lei rivedendolo sulla soglia dell’ufficio, ancora vestito di tutto punto, le avrebbe detto: “Ei Giovanni, sei tornato finalmente. Ma vieni qui, dammi un bacio…” Allora lui, quel bacio glielo avrebbe dato tutto incartato di rosso. E non solo uno. Ma cento, mille baci. E in quel momento Giovanni divenne il padre del Bacio Perugina partorito da Luisa. Il cioccolatino ricevette così un’anima. Quella eterna di ogni amore corrisposto.