La storia del cioccolato nei diari di viaggio del Seicento

Cioccolato storia italiana: la fioritura fiorentina grazie ai diari di viaggio del Seicento. Fu nel corso del XVII secolo che si diffuse il consumo di cioccolato nelle corti ed i caffè europei. Uno dei primi diari di viaggio contenente preziose informazioni sull’uso ed il consumo del cioccolato, e sulla coltivazione degli alberi di cacao, proviene da Francesco Carletti, un commerciante fiorentino che è passato alla storia per essere stato anche il primo viaggiatore ad intraprendere il giro del mondo in solitario, senza avvalersi di una spedizione organizzata. Prima della sua morte avvenuta nell’anno 1636 Carletti consegnò a Ferdinando I de’ Medici il suo diario di viaggio „Ragionamenti“, pubblicato postumo nel 1701, prima in italiano e poi tradotto in altre lingue.

Cioccolato storia e cultura: Firenze e la corte dei Medici

Ad avere occasione di leggere quell’interessante manoscritto, e ad utilizzarne poi le preziose informazioni contenute nel suo Bacco in Toscana, fu Francesco Redi. Primo medico di Fernando I, scienziato e scrittore. Lo aveva ricevuto in prestito da Lorenzo Megalotti, poeta e diplomatico, che nel 1660 divenne segretario dell’Accademia del Cimento, di cui anche Redi faceva parte in qualità di scienziato. L’Accademia istituita nel 1657, dal principe Leopoldo de’ Medici aveva come motto “Provando e riprovando” e fu la prima associazione scientifica a utilizzare il metodo sperimentale galileiano in Europa. Nei Saggi di Naturali Esperienze fatte nell’Accademia del Cimento sotto la protezione del Serenissimo Principe Leopoldo di Toscana e descritte dal segretario Lorenzo Magalotti, editi nel 1666 da Cocchini a Firenze e nel 1714 a Napoli da Raillard, vennero presentati i principali risultati delle ricerche svolte dall’Accademia.

La produzione del cioccolato nella Firenze del Settecento

Fu proprio quel clima culturale fiorentino, improntato alla rinascita e allo sviluppo delle scienze e delle tecnologie a servizio dell’umanità, a favorire anche la nascita di una dei primi laboratori di produzione del Cioccolatte, una moda che conquisterà l’Europa intera per i secoli a venire, fino ai nostri giorni. Il cioccolato fiorentino si distinguerà per la scelta di aromi delicati e preziosi che caratterizzeranno la produzione in tutta Europa. Una vocazione, quella fiorentina, condivisa nel Seicento con un’altra grande città italiana: Venezia. E non è un caso che due città cosmopolite trovassero per prime l’interesse, i mezzi e le tecnologie per produrre la bevanda più seducente d’Europa. Un piacere, a dire il vero, ancora e per lungo tempo, proibito.

Francesco Carletti e la nascita della cultura del cioccolato

A proposito del consumo di cioccolata, scriveva Carletti nei suoi Ragionamenti che tale bevanda è servita in delle ciotole chiamate dagli autoctoni cicchere.
La bevanda si ottiene mescolando il Cioccolatte, preparato secondo ricetta, con un legnetto e girandolo fra le palme delle mani, in tal modo si raggiunge la consistenza di una spuma che ha colore rosso. E’ così amato il Cioccolatte, commentava il viaggiatore toscano, che avvicinata alla bocca la chicchera, c’è uso di berlo tutta d’ un fiato “con mirabil gusto e soddisfazione della Natura, alla quale dà forza, nutrimento e vigore tale, che chi di solito ne fa uso non si mantiene robusto se smette di berne, anche se prende qualcosa di più sostanzioso”.

La scoperta del Cacao nel 1502

Se Carletti fu indubbiamente un gran divulgatore della cultura del cioccolato, a fare il primo incontro di un europeo con le preziose fave di Cacao fu Fernando Colombo. Lo racconta lui stesso in un altro diario di viaggio, Historia del Almirante Don Cristobal de Colón. Correva, infatti, l’anno 1502 quando lui stesso per puro caso scoprì il seme di un frutto che diventerà fondamentale per i gusti e l’economia d’Europa.

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