Al banchetto epocale in onore di Carlo V venne servito anche il Torrone, ecco la prova

Torrone e Rinascimento? Ebbene sì, la golosità italiana non solo circolava già da tempo nelle corti d’Italia, ma si rivelò perfetta anche per l’imperatore. E quando venne il momento di celebrarlo con un epocale banchetto, il Torrone non poté mancare. Proprio il Torrone, insieme alle Coppette, è infatti più volte menzionato in Banchetti composizione di vivande e apparecchio generale, pietra miliare nella storia della gastronomia europea e rinascimentale. Nel libro scritto dal gran cerimoniere e cuoco Cristoforo di Messisbugo, il Torrone infatti risulta un dessert adatto anche alle tavole di principi e “grandi principi”. Ma tra le righe del trattato emerge anche la regia di Messisbugo su quello che fu il più importante dei Banchetti, un evento leggendario.

Messisbugo, il cerimoniere della duchessa D’Este al servizio dell’imperatore

I suggerimenti di Messisbugo, consulente alla corte dei Gonzaga di Mantova, su incarico della duchessa Isabella d’Este, furono molto apprezzati dalle corti europee di quel tempo. Come testimonia sia il fatto che il suo trattato fu ristampato più volte. Che la circostanza relativa al suo più prestigioso incarico. Nel 1530 fu proprio lui, infatti, a ricevere l’incarico di organizzare ed allestire a Mantova il più epocale dei banchetti rinascimentali, quello in onore di Carlo V.

Torrone e rinascimento, una questione di forma

In Banchetti, pubblicato postumo nel 1549, il grande gran cerimoniere non lesina consigli su come allestire un banchetto principesco. Ma tra le righe sta con ogni probabilità ricostruendo l’opera di una vita, il Banchetto in onore dell’imperatore. Ed è a conclusione del menu “imperiale” che spuntano anche i Torroni insieme ad altre delizie. Una di queste sono le Coppette. In effetti le due specialità appartengono alla stessa categoria di dolci. Entrambi sono ricchi di miele e frutta secca come il croccante ma in qualche cosa, di certo, si differenziano. Non tanto negli ingredienti. Né nella tostatura della frutta secca, ingrediente principe di qualsiasi croccante. Ma molto più probabilmente la questione è puramente estetica. I due dolci sono di fatto molto simili fra loro. Forse troppo. Ed emblematica appare qui la loro presenza. Alla forma rotonda delle Coppette si sostituirà, da qui in poi, quella rettangolare del Torrone. Sarà lui, infatti, ad imporsi nelle corti e a mantenere sempre più il primato anche per le strade italiane. Una tesi architettonica sviluppata nella ricostruzione dell’origine della Cubbaita, viaggio affascinante nella cultura dei dolci italiana.

Il Torrone si impone nelle corti italiane

Come mai ad un certo punto della storia millenaria della ricetta del Torrone, quest’ultimo ha la meglio sulle sue gloriose antenate? Un passaggio di testimone che risente di una particolare influenza linguistica, di un cambio di ricetta oppure solo della moda dei tempi? Quella variazione estetica (ed architettonica) fu forse un necessario segno di rinnovamento da proporre a principi ed aristocratici del Rinascimento? Sull’origine del Torrone si è scritto tanto ma i filoni di ricerca principali sono quello greco-latino, ricostruito dai filologi del Seicento e quello arabo, che oggi è considerato il più attendibile. Certo è che l’antica Roma conosceva un dolce molto simile al Torrone: la Copta Rodica, un nome greco, che può aver subito nello scritto una sincope delle sillabe interne, passando da Copeta o Copata a Copta. Ma questa è una questione tutta italiana che indaga la vera storia dell’origine del Torrone.

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